10 Giorni di Ronald ed Edith – Tolkien e la sua storia d’amore – Giorno 8: “Saltare il fosso”

[…] Edith temeva che suo “zio” Jessop, nella casa del quale tuttora viveva, avrebbe potuto risentirsi, poiché come molte persone della sua età e del suo ceto era rigorosamente anticattolico.

Le avrebbe consentito di vivere ancora sotto il suo tetto fino al momento del matrimonio, se lei avesse saltato il fosso? Si trattava di una situazione delicata, ed Edith suggerì di rimandare ogni decisione al momento in cui si sarebbero fidanzati ufficialmente, o addirittura fino al momento del matrimonio.

Ma Ronald non voleva saperne. Pretendeva che ella agisse in fretta; disprezzava infatti la Chiesa d’Inghilterra, che definiva “un patetico e confuso miscuglio di tradizioni ricordate a metà e di credenze mutilate”.

Se anche Edith fosse stata perseguitata per la sua decisione di diventare cattolicam che cosa c’era di strano? Era capitata la stessa cosa alla sua cara madre, e lei aveva resistito.

Credo intimamente, scrisse a Edith, che nessuna mancanza di coraggio e nessun timore mondano debbano distoglierci dal seguire con dirittura la Luce

(lui a sua volta, aveva ripreso a frequentare regolarmente i Sacramenti, e forse aveva deciso di dimenticare le sue mancanze degli anni precedenti).

Il fatto che Edith dovesse convertirsi al cattolicesimo aveva per lui un forte significato emotivo; forse, anche se non lo avrebbe mai ammesso, lo considerava una riprova dell’amore di lei dopo la mancanza di fedeltà dovuta al fidanzamento con George Field.

Così Edith fece quello che lui desiderava: comunicò agli Jessop la sua decisione di diventare cattolica; e lo “zio” reagì esattamente come lei aveva temuto, ingiungendole di lasciare la sua casa non appena avesse trovato un’altra sistemazione.

Humphrey Carpenter, “J.R.R. Tolkien. A Biography”. Cap. 6, Riuniti, pag. 100-106

10 Giorni di Ronald ed Edith – Tolkien e la sua storia d’amore – Giorno 7

Adesso che Ronald si era riunito a Edith si concetrò completamente sulle Honour Moderations, il primo dei due esami che lo avrebbero portato alla laurea in Studi classici. […] Quando giunse il momento delle “Mods” (Honour Moderations), alla fine di febbraio, era ancora poco preparato in diverse materia. Fu molto sollevato nell’apprendere che gli era stata attribuita una Second Class, pur rendendosi conto che avrebbe potuto ottenere di meglio.

[…] Nei mesi che seguirono il loro riavvicinamento, la religione di Edith causò qualche discussione fra i due fidanzati. Se il loro matrimonio doveva essere benedetto dalla Chiesa di lui, anche lei avrebbe dovuto abbracciare la religione cattolica. In teoria Edith era felice di fare questo passo, poiché riteneva che in origine la sua famiglia fosse stata cattolica, ma non era così semplice. Edith faceva parte della Chiesa d’Inghilterra, ed era molto attiva. Durante il periodo della separazione da Ronald la sua vita a Cheltenham aveva avuto come fulcro la parrocchia, acquisendo così un certo ruolo.

Ora Ronald le chiedeva di rinunciare a tutto questo per trasferirsi in una Chiesa dove non conosceva nessuno…

Humphrey Carpenter, “J.R.R. Tolkien. A Biography”. Cap. 6, Riuniti, pag. 100-105

10 Giorni di Ronald ed Edith – Tolkien e la sua storia d’amore – Giorno 6

[…]Alla fine della giornata Edith aveva deciso: dichiarò che avrebbe rotto al più presto il fidanzamento con George Field per sposare Ronald Tolkien.

Scrisse a George restituendogli l’anello di fidanzamento; il povero giovane ne fu fortemente scosso, e la famiglia offesa e adirata. Ma alla fine non si parlò più di questo episodio, e dopo qualche tempo tutti tornarono amici.

Ronald e Edith non annunciarono il fidanzamento, temendo le reazioni delle famiglie e preferendo attendere finché Ronald non avesse prospettive più certe. Ronald comunque ritornò a Oxford con una “felicità esplosiva nel cuore”.

Una delle prime cose che fece fu scrivere a padre Francis spiegandogli che lui ed Edith intendevano sposarsi. Ronald era molto in ansia per la risposta, che, quando giunse, si rivelò molto pacata e rassegnata, benché non si potesse certo definire entusiasta. Fu un bene, poiché il sacerdote, pur non essendo più il tutore di Ronald, continuava ad aiutarlo fornendogli un supporto finanziario fondamentale. Perciò era essenziale che tollerasse almeno il fidanzamento.

Humphrey Carpenter, “J.R.R. Tolkien. A Biography”. Cap. 6, Riuniti, pag. 100